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Omelia IV Dom. Tempo Ordinario, anno A del 30 gennaio 2005

A causa di inconvenienti tecnici l´omelia odierna e´ presente solo in parte. Si e´ deciso di mettere in rete comunque il materiale raccolto perche´ anche senza i 4-5 minuti mancanti e´ possibile avere chiaro il discorso complessivo di Barzillai. 30 Gennaio 2005 – IV DOM. T.O. A – Sof 2¸3;3¸12-13; 1Cor 1¸26-31; Mt 5¸1-12 Matteo pone questo discorso di Gesù sulla montagna¸ con i discepoli accanto a lui e la folla invece lontana¸ ai piedi del monte¸ perché vorrebbe dire che Gesù in qualche modo assomiglia a Mosè¸ che salí sul Sinai a ricevere le tavole della legge¸ mentre il popolo ai piedi del monte¸ pieno di paura¸ aspettava che Mosè scendesse. L’intenzione dell’evangelista sarebbe quella di dire che si tratta di una specie di nuova Torah¸ di nuova legge che Gesù trasmette ai suoi discepoli perché poi la trasmettano al popolo. Se questo è vero allora si determina un confronto tra l’atmosfera che si crea intorno alla legge di Mosè e l’atmosfera che si crea intorno a questo discorso di Gesù. La legge di Mosè comincia con dei comandamenti¸ il discorso fatto da Gesù comincia con delle beatitudini; è una notevole differenza. Mosè è perentorio; emerge un Dio che comanda. Gesù si preoccupa della beatitudine della persona; il suo è un fraterno consiglio¸ una rivelazione che comunica una sapienza per interpretare la vita: beati questi¸ beati quelli. E’ tutta una diversa impostazione. Il modo di parlare di Gesù è più vicino al modo di ragionare dei greci. L’uomo greco non ragiona sulla base di precetti¸ l’uomo greco suggerisce¸ consiglia cosa è bene fare per essere felici. Felicità e beatitudine non sono la stessa cosa¸ non vanno confusi¸ appartengono però a una medesima area: il soddisfacimento dei bisogni dell’uomo. Il n.t. non parla mai di felicità; parla di gioia¸ di allegrezza¸ di beatitudine. Il Dio di Gesù è un Dio il quale ci consiglia come star bene. Per questo diciamo che quello che tramite Gesù è arrivato a noi è una bella notizia: eu angélon¸ vangelo. Anche dopo l’ultima beatitudine Gesù insiste: rallegratevi ed esultate¸ state contenti. Ritengo che sia bello essere membri di una religione la quale ha un suo iniziatore¸ che noi crediamo essere personalmente addirittura Dio¸ il quale per prima cosa ci ha detto questo - Io desidero che voi stiate beati¸ desidero che voi stiate bene¸ e vi consiglio ( non tanto cosa dovete fare¸ come dice il comandamento¸ che punta sempre al fare) come dovete curare voi stessi¸ come dovete essere¸ come dovete costruirvi la vostra personalità: siate poveri in spirito¸ afflitti-. Paradossale questo¸ ma sensato¸ perché significa: non illudetevi che non ci siano sofferenze nella vita; l’afflitto non è il prostrato. - Afflitto¸ mite¸ misericordioso¸ puro di cuore¸ operatore di pace¸ perseguitato per una causa seria-¸ perché perseguitati per una causa seria può rendere beati¸ qualche volta addirittura felici. E’ un interprete Gesù della psicologia umana nella sua verità più autentica. Ecco perché ritengo che la prima qualifica¸ che è quella della prima beatitudine¸ che dà luce a tutte le altre¸ - poveri in spirito-¸ va intesa in un senso un po’ più forte di come la intende Luca¸ cioè quelli che hanno poche cose¸ pochi soldi. La frase - poveri in spirito - andrebbe scritta con le lineette¸ per farne un’unica parola¸ dove la cosa più importante diventa spirito. Poveri si subordina a spirito e il contrario di poveri-in-spirito non è tanto ricchi¸ ma è superbi¸ prepotenti¸ accaniti nel cercar le cose. Invece quella bassezza per quel che riguarda lo spirito! Spirito nel significato di autocoscienza¸ la coscienza di sé. Siate modesti¸ siate moderati¸ non crediatevi chissà cosa! ( Manca la parte finale della omelia perché si è interrotta la registrazione)