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Omelia VI PASQUA B del 6 maggio 2018

6 maggio 2018- VI PASQUA B- At 10¸ 25-48; 1 Gv 4¸7-10; Gv 15¸9-17 La prima lettura¸ ammesso che sia un racconto storico¸ cosa di cui si può dubitare¸ ci fa capire che non serve a niente sapere quello che è accaduto a quel tempo; il Signore non manda più lo Spirito Santo per assicurarci che possiamo battezzare e accogliere nella chiesa una persona; non sono neanche sicuro che la cosa avvenisse in una maniera cosí eclatante come Luca racconta. Luca ha il difetto di moltiplicare prodigi e miracoli¸ per cui negli Atti ce ne sono ancora di più di quanti non vengano raccontati nella vita di Gesù¸ e sono miracoli che¸ a differenza di quelli di Gesù¸ che sono atti di misericordia verso persone sofferenti¸ sono miracoli spettacolari; Luca che vuole far effetto sui lettori anche non ancora cristiani del mondo greco¸ che era un mondo che vedeva prodigi dappertutto¸ è stato attratto da quel modulo narrativo per cui dei grandi personaggi si narravano atti prodigiosi; Gesù si limitava a guarire i malati e perdonare i peccati¸ ma non ha fatto sceneggiate di questo genere. Le lingue¸ questa visibilità dello Spirito¸ sono poi scomparse completamente. Qualcuno cerca di ricostruirle¸ con uno sforzo di contestualizzazione¸ in modo che possa capitare ancora una specie di comunitaria esaltazione che porta a questi fenomeni; e può anche darsi che succedano¸ ma non so distinguere la suggestione collettiva dall´opera dello Spirito Santo¸ per cui ho l´impressione che siano un po´ tutte cose che non ci aiutano ad affrontare il nostro problema¸ di diffondere la verità del cristianesimo nel nostro mondo contemporaneo. La seconda lettura e il Vangelo sono dell´area che si chiama di Giovanni. Quando si dice Giovanni non si parla necessariamente di un unico autore di questi testi. Lo stesso Vangelo si ritiene sia stata opera di almeno tre persone differenti. Si parla di area giovannea¸ che comprende il Vangelo e le prime tre lettere attribuite a questo nome; ma il nome dell´autore non c´è nel testo originale¸ c´è in codici successivi. Il nome Giovanni è presente invece nel testo dell´Apocalisse¸ ma non è detto che quel Giovanni sia lo stesso¸ dal momento che il nome era molto diffuso¸ come dire Mario Rossi oggi. Del testo che abbiamo letto tre sono le caratteristiche fondamentali: l´insistenza continua sull´amore¸ la presenza della parola comandamento nel Vangelo¸ la presenza finale di- ...perché tutto quel che voi domandate¸ ve lo conceda-. I tre perni sono l´amore¸ il comandamento¸ la sicurezza dell´esaudimento della preghiera. Andando a vedere quando viene usata la parola comandamento nel Nuovo Testamento¸ si vede che è caratteristica degli scritti giovannei. In Matteo¸ Luca e Marco la parola viene adoperata soltanto per citare qualche volta i comandamenti dell´ Antico Testamento. In Giovanni invece è usata per indicare quello che Gesù ci ha detto. Giovanni usa la parola comandamento per dire che l´unico comandamento è amare¸ e questo a pensarci è molto strano¸ perché secondo la nostra sensibilità se c´è una cosa che non si può comandare è l´amore¸ perché l´amore sorge spontaneamente. Si può obbligare uno ad amare? Comandamento sembra la parola meno adatta per collegarsi con amore. Cosa avrà voluto dire l´evangelista usando questo termine? E perché l´ha usato con tanta insistenza? L´amore ci cui si parla nella prima lettera non è l´amore universale¸ è l´amore per i propri fratelli¸ è l´amore all´interno del gruppo cristiano¸ e si dà l´impressione che quelli fuori devono essere ignorati¸ e soprattutto devono essere esclusi quelli che hanno abbandonato il gruppo. I dissidenti si sono allontanati perché probabilmente non credevano che Gesù fosse venuto nella carne¸ cioè erano degli spiritualisti¸ coltivavano una specie di santità interiore¸ fatta di idee¸ pensieri¸ mentre l´autore della lettera dice che bisogna dare i soldi al fratello che chiede un prestito¸ aiutare il povero che ha fame¸ perché Gesù è venuto nella carne¸ è venuto per aiutarci nei bisogni di questo tempo¸ di questo momento. Allora capite che il comandamento dell´amore tende ad avere questa sfumatura: amatevi come io vi ho amato¸ dare la vita per i fratelli¸ che non significa morire¸ anche se Gesù è arrivato fino alla morte¸ ma vuol dire l´amore concreto¸ cioè non l´amore come sentimento spontaneo. Lo stesso verbo usato¸ agapan¸ non si adopera per l´affetto¸ il sentimento e la passione¸ ma per i fatti concreti¸ le opere¸ la cura. In questo senso si capisce perché è un comandamento. Se vedi un povero intervieni. Invece di dire "intervieni" dice "amalo". Questo amore ha una caratteristica operativa¸ concreta¸ e per questo si può comandare. Non si chiede di provare simpatia per l´altro¸ anche se una empatia¸ come si direbbe oggi¸ rende più facile ed efficace l´incontro. Se c´è anche l´empatia meglio¸ ma quello che conta è che se lui ha freddo tu gli dia il vestito. Per quello che riguarda l´amore¸ Afrodite¸ la dea dell´amore¸ era patrona della pace dell´universo¸ della concordia tra cielo e terra¸ della perfetta coerenza del movimento dei corpi celesti " amor che move il sole e l´altre stelle ". Questo è curioso¸ perché si creava un nesso tra ordine fra cielo e terra¸ fecondità e piacere sessuale. Quando qui c´è scritto - perché la vostra gioia sia piena- non si pensa al piacere sessuale¸ però si accontenta quel desiderio dell´uomo di avere gioia nella vita. L´autore di questo Vangelo¸ che scrive attorno al 90 è legato a moduli ebraici¸ ma conosce la mentalità dell´ellenismo. Il vero senso della prima lettura è che a questi possiamo dare il battesimo perché¸ sí abbiamo visto che parlano in lingue¸ però tra noi e i pagani c´è molta più convergenza di idee¸ pensieri¸ valutazioni¸ attese¸ speranze¸ desideri di quanto non appaia a prima vista. In altri testi di Giovanni invece c´è l´opposizione al mondo. La chiesa è sempre in tensione; qualche volta cerca di distaccarsi dal mondo¸ altre volte si accorge che il mondo non deve spaventare perché condivide questo comandamento dell´amore¸ l´intervento sulla realtà in tutti i suoi aspetti per creare correlazione¸ pace¸ rapporti. Verranno esaudite le domande che corrono su questo binario. "Qualunque cosa chiederete al Padre mio¸ ve la concede"¸ non significa che concede qualunque cosa tu chiedi¸ concede qualunque cosa finalizzata al rispetto del comando. Ecco perché si dice che se osserverete i miei comandamenti rimarrete nel mio amore. Quindi non è un amore che viene di volta in volta per un improvviso innamoramento che poi passa; è stabile¸ perché fondato sull´ordine di Dio il quale crea relazioni che soddisfano. l´incontro tra un ideale spontaneo in ogni umana società e quello ebraico-biblico. Se è capito in questa atmosfera il cristianesimo fa bene a tutti. Oggi non diciamo il credo perché ho letto su Rocca di un signore che¸ stufo di leggere il credo pieno di bizantinismi che non capisce¸ propone un credo nuovo. E´ un po´ melenso¸ però oggi ve lo leggo. Credo in Dio Padre¸ amorevole¸ che sostiene e mai abbandona le sue creature. Credo in Gesù¸ il volto umano del Padre misericordioso¸ l´immagine perfetta di Dio realizzata nell´uomo¸ che ha vinto per noi la morte con la sua fedeltà all´amore del Padre fino alla croce. Credo nello Spirito¸ dono di vita divina a noi dato¸ per nascere e crescere come figli di Dio ad immagine di Gesù. Credo nella Chiesa¸ comunità fraterna che accoglie e non esclude¸ testimone viva della presenza di Gesù¸ che annuncia ai poveri il Vangelo con opere di pace e di liberazione. Credo nella vita che va oltre la morte¸ verso il Padre che ci attende tutti nella sua casa gioiosa. Amen.