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Omelia Dom. Santa Famiglia del 26 dicembre 2004

26 Dicembre 2004- S. FAMIGLIA A; Sir 3¸2-6.12-14; Col 3¸ 12-21; Mt 2¸13-15. 19-23 Devo dividere la riflessione sulle letture di questa Messa in due parti¸ perché mi pare che il Vangelo non ha nulla a che fare con la festa della Santa Famiglia¸ e della famiglia in genere¸ mentre sono riferite al tema della famiglia la prima lettura¸ il salmo responsoriale e la seconda lettura. Perché questa domenica è una delle tante feste che sono di compromesso¸ perché da un lato la tradizionale liturgia vorrebbe che si continuasse a riflettere sul mistero dell´incarnazione¸ e quindi i passi che vengono presi dai vangeli dove si parla della vita di Gesù bambino hanno una intenzione prevalentemente cristologia¸ cioè di far capire l´unicità della persona di Gesù¸ che non può essere imitata da nessun altra persona e da nessun altra famiglia. Dall´altro lato c´è un´altra intenzione¸ molto recente¸ del secolo scorso¸ di tipo pastorale¸ quella di presentare la famiglia di Gesù come modello di tutte le famiglie¸ io aggiungerei: di tutte le famiglie cristiane. Però quando la festa venne istituita ci si illudeva ancora che ciò che è cristiano sia nient´altro che una realizzazione di ciò che è pienamente umano. Per cui ancora si sognava quello che oggi è diventato impensabile¸ e cioè che la famiglia cristiana potesse essere modello di ogni tipo di famiglia umana. Oggi è il contrario¸ come capite. E allora questa finalità pastorale si è sovrapposta e a volte si sovrappone creando qualche tensione anche alle letture liturgiche della Messa. Perché purtroppo¸ purtroppo o di fatto la famiglia cambia continuamente nel corso della storia¸ e tutti voi state assistendo a un cambiamento nelle vostre famiglie. Perché molti di voi hanno dei figli che non si sono sposati in chiesa¸ altri hanno dei figli che non si sono sposati nemmeno in comune¸ ma stanno convivendo¸ e affermano di avere una famiglia. E penso che non ci sia nessuno qui che non ha nella sua parentela qualcuno che non fa parte dello schema tradizionale di famiglia come lo ha pensato la chiesa per tanto tempo. La prima lettura per esempio ci dà una concezione di famiglia come era diffusa verso la fine dell´antico testamento¸ dove c´è una famiglia basata soprattutto sullo schema del diritto e dell´autorità dei genitori - Il Signore ha stabilito il diritto della madre sulla prole-. Ma questa è una frase che verrebbe ancora condivisa¸ perché solo la madre ha il diritto di abortire¸ il padre non può interferire. Ma l´autore del Siracide si rivolterebbe nella tomba se sapesse che noi interpretiamo la sua frase in questa maniera! E c´è tutta una concezione di tipo retributivo all´interno di questo testo del Siracide - Chi onora il padre avrà gioia nei propri figli¸ darà esaudito nel giorno della preghiera. La pietà verso il padre non sarà dimenticata¸ ti sarà computata a sconto dei peccati-. Questo modo di ragionare è arcaico e del tutto al di fuori della nostra mentalità. Il salmo responsoriale è più dolce¸ anche se concepisce¸ come era ritenuto giusto fino a pochi anni fa¸ concepisce la famiglia come il luogo dove nascono i figli e crede ancora che la famiglia esiste per far nascere i figli - La tua sposa come vite feconda¸ i tuoi figli come virgulti d´ulivo intorno alla tua mensa-. E´ una poetica concezione di famiglia che ho l´impressione che non venga più¸ se non in alcune famiglie¸ valorizzata. Ma il testo più elevato a questo proposito è il testo ai Colossesi¸ che io vi inviterei a rileggere a casa vostra. Perché dal Siracide direi che non c´è proprio niente di nobile nelle letture del Siracide. E´ una raccolta di proverbi¸ di buon senso senza nessuno slancio elevato. La lettera ai Colossesi no¸ il testo ai Colossesi è grande - Eletti e santi e amati di Dio¸ rivestitevi di sentimenti-¸ e poi c´è una serie di termini¸ come vi ho detto tanto spesso che la caratteristica delle lettere paoline¸ questa non sarà di S. Paolo ma fa parte dell’ambiente¸ i testi di queste lettere vanno apprezzati soprattutto per l’accurata scelta dei sinonimi¸ perché ogni parola ha la sua sfumatura: umiltภmansuetudine¸ pazienza¸ la carità che è vincolo della perfezione¸ gratitudine; insomma c’è quella finezza di introspezione per capire quali sono le virtù che si devono coltivare¸ che non si trova altrove in altri testi della Bibbia. E questo è il pregio di queste lettere. Ma c’è un’altra cosa nel testo di Colossesi che mi pare più importante e che potrebbe avere anche valore ai nostri giorni; e che cioè prima si parla della Chiesa¸ come comunità nella quale tutte le virtù che vengono da Dio e dal suo spirito si possono realizzare. All’interno del discorso sulla chiesa si inserisce il discorso sulla famiglia propriamente detta. Cioè Paolo prima dice ai cristiani: voi tutti prima dovete essere pieni di misericordia¸ bontภumiltภmansuetudine¸ pazienza¸ sopportandovi¸ perdonandovi scambievolmente¸ cioè prima Paolo immagina che si debba creare un insieme di persone che da Gesù Cristo hanno imparato come ci si comporta tra di noi uomini¸ a prescindere da eventuali legami familiari¸ per il fatto che siamo diventati in Cristo tutti fratelli. E tutta questa serie di comportamenti e di virtù¸ secondo gli autori di queste lettere non sono praticabili al di fuori della comunità cristiana. Perché al di fuori della comunità cristiana¸ purtroppo qualche volta anche all’interno di essa¸ ma certamente al di fuori¸ bisogna invece essere prudenti¸ sospettosi¸ vigilanti. All’interno invece di questa comunitภdove si suppone o si desidera o si fa in modo che pian piano lo spirito di Cristo pervada tutto¸ allora si diventa misericordiosi¸ umili¸ mansueti¸ si perdona¸ e si cerca di fare in modo che tutto sia animato dal vincolo della carità che è il vincolo della perfezione. E allora la pace di Cristo si può sperare che regni nei nostri cuori¸ perché ad essa siamo stati chiamati. All’interno di questa comunitภche è la chiesa¸ allora si danno i consigli alle famiglie. E si dice¸ per esempio: voi mogli siate sottomesse ai mariti come si conviene nel Signore; e quindi capite che è un discorso non psicologico¸ non sociale¸ non si diritto¸ neanche di etica¸ ma di fede. E dice: voi figli ubbidite ai genitori¸ e poi aggiunge¸ voi padri non esasperate i vostri figli; e ho già commentato altri anni l’importanza psicologica¸ cioè un’intuizione che precede quello che oggi uno psicologo direbbe: perché non si scoraggino; cioè: trattate i vostri figli suggerendo¸ comandando¸ ma evitando di deprimerli¸ evitando cioè che la rabbia contro di voi li esasperi fino al punto di perdere la fiducia in se stessi. C’è della sapienza in questi testi che va recuperata. Ma il concetto fondamentale è questo: prima c’è la chiesa; all’interno della chiesa la famiglia diventa la famiglia cristiana. La famiglia impara dalla chiesa quasi tutto. Può darsi¸ come molti sostengono¸ che anche la chiesa possa imparare qualcosa dalla famiglia¸ ma in ogni caso dalla famiglia già diventata cristiana. Ecco¸ la crisi odierna dell’istituto familiare rende attuale questo discorso di Paolo. Noi dobbiamo prepararci ad un’epoca¸ voi giovani¸ quelli meno anziani dovranno prepararsi ad un’epoca nella quale i cristiani dovranno farsi una loro idea di famiglia¸ costruirla liberamente all’interno della loro partecipazione alla chiesa. E sarà una famiglia diversa da quella che la legge civile renderà o istituirà o descriverà nei suoi codici. Può darsi che la legge civile decide che la famiglia prescinde dalla differenza maschio-femmina¸ e che si può chiamare famiglia l’unione di due omosessuali maschi o femmine. Lo stato può fare quello che vuole. Può darsi che i politici cristiani abbiano il dovere di fare qualche osservazione a quello che i parlamenti decidono; può darsi; non è detto che ottengano di essere ascoltati. Cioè deve venire un tempo in cui si deve prendere atto che la libera chiesa all’interno di un libero stato deve rivendicare il diritto di avere una sua concezione di famiglia la quale verrà difesa¸ promossa all’interno della comunità credente. C’è poco da dire¸ quaccheri e amish diventeranno il prototipo di quello che ogni chiesa dovrà diventare; prepariamoci a questo. Paolo aveva già una concezione di questo genere: voi prima diventate in Cristo una cosa nuova¸ una realtà umana nuova¸ un modo di vivere che si ispira a Cristo¸ e chiede allo stato soltanto di avere il permesso di essere cristiani. E all’interno di questa comunità basata su Cristo avrà una sua idea di famiglia che non avrà niente a che fare con la famiglia di cui lo stato rivendica altri diritti. In questa famiglia ci saranno altri obblighi¸ altre modi di vivere¸ altre maniere di considerare il rapporto uomo-donna¸ uomo-uomo¸ donna-donna. Forse in questa famiglia varrà ancora il principio¸ che oggi verrebbe considerato turpe¸ che la moglie sia sottomessa al marito¸ come si conviene non nella società civile ma nel Signore. Forse. E io spero che tornerà il giorno in cui in questa chiesa¸ dove la famiglia cristiana esiste¸ le donne porteranno ancora il velo quando vanno in chiesa¸ come S. Paolo suggeriva¸ e gli uomini staranno a capo scoperto. Auspico questo ritorno a una cristianità che si differenzia dalla famiglia civile¸ che si differenzia dalle strutture che la società civile¸ che non potrà più essere cristiana¸ vorrà darsi¸ e che si crei questo nuovo mondo in cui¸ ripeto¸ in una libera società laica viene rivendicato alla chiesa il diritto di costruirsi un suo modo di concepire le cose. Era cosí ai tempi di S. Paolo e tornerà a ridiventare cosí. Avevo delle cose più interessanti e più intelligenti da dire sul Vangelo¸ ma il tempo purtroppo è passato¸ e quindi le rimandiamo¸ se saremo al mondo¸ fra tre anni¸ quando ritornerà il Vangelo di Matteo nella festa della sacra famiglia.