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Omelia III AVVENTO B del 14 Dicembre 2014

14 Dicembre 2014 III AVVENTO B Is 61¸1-2.10-11; 1Ts5¸16-24; Gv 1¸6-8.19-28 C´è una differente impostazione delle cose tra la liturgia di queste quattro domeniche d´avvento e il pensiero che la maggioranza oggi diffonde. La liturgia vive l´avvento come l´attesa di qualcosa che deve ancora succedere¸ mentre l´esegesi biblica e la teologia ama dire che la venuta di Gesù su questa terra ha in se un potere definitivo di portare il mondo al suo vero destino. Quello che Dio vuole dagli uomini si avvererภe in questo senso la venuta di Gesù¸ quella terrena¸ avrà il suo compimento¸ e tutti dovranno riconoscere che il mondo è cambiato grazie alla venuta di Gesù; questo è il senso di questa immagine del ritorno. Può anche darsi che ci sia un´apparizione finale di Gesù¸ ma il concetto fondamentale non è tanto questa vaga attesa di una specie di prodigio celeste¸ ma la sua realtà profonda¸ cioè la riuscita finale del messaggio di Cristo. Il linguaggio liturgico proietta tutto verso il futuro¸ trascurando il fatto che ciò che importa a noi deve essere il presente. Anche nei confronti di Maria capita che si esalta la sua singolaritภla ammiriamo¸ la mettiamo in alto¸ diventa la vaporosa figura di un ideale¸ e noi continuiamo come prima¸ e il mondo non cambia. Purtroppo la stessa cosa succede con Gesù; è venuto¸ ritornerภe noi lo aspettiamo¸ se verrà vedremo¸ accendiamo le candele¸ è venuto e verrà; e il presente dov´è? Si gioca sul passato e sul futuro¸ e si dimentica il presente. La sostanza della nostra fede non è semplicemente ricordare che è venuto¸ e pensare che verrà. La fede cristiana intende dire che con la sua venuta terrena Gesù ha posto le premesse perché il mondo cambi¸ nel senso¸ come dice la prima lettura¸ che si attui la giustizia e la verità. Il definitivo è già avvenuto¸ non verrà alla fine. L´ultima cosa necessaria¸ quella che ci occorreva per essere noi stessi¸ è la venuta di Cristo sulla terra¸ è quello che lui ci ha donato e lasciato¸ con l´esempio¸ i sacramenti¸ il suo modo di vivere¸ la sua ristrutturazione dell´individuo e dello stare insieme degli uomini. Questo è già accaduto¸ ed è l´unica cosa che ha valore duraturo¸ perenne e definitivo. La venuta c´è già stata. Non ci sarà nessun altro che potrà migliorare la situazione del mondo nel futuro. La coscienza dell´uomo¸ l´interiorità della persona¸ la capacità di bene¸ secondo la nostra fede cristiana¸ è in quello che Cristo ci ha già donato. Quando viene Gesù il futuro è semplicemente lo sviluppo del presente¸ non è un futuro che viene dal di fuori¸ è già in mezzo a noi il futuro. E´ quello che il Battista dice a chi lo interroga: in mezzo a voi c´è uno¸ che non conoscete¸ al quale io¸ che rappresento la vecchia tradizione¸ non sono neanche degno di slacciare le scarpe. E lui non farà come me che vi battezzo con acqua¸ vi immerge nello Spirito di Dio. E più dello Spirito di Dio non c´è niente che può produrre bene e giustizia. Eventualmente ci si potrebbe chiedere perché non li ha prodotti all´inizio questo bene e giustizia. Non so rispondere se non dicendo che voleva creare delle persone libere¸ che si rendessero conto della differenza che c´è tra male e bene. In Cristo ci è stata data la capacità di controllare noi stessi¸ la capacità di aggiustare il nostro profilo intellettuale¸ sentimentale e volitivo¸ per programmare un futuro serio e avere il coraggio di metterlo in pratica. Questo è il nuovo che è già stato dato totalmente. Quello per cui il Battista dice: io sono semplicemente voce che dice- si chiude un´epoca-. Al quarto evangelista interessava molto questo; tutto il suo vangelo è destinato ad affermare che l´ebraismo è finito¸ ha svolto il suo compito¸ adesso chiudiamo il libro¸ le antiche feste¸ il tempio non c´è più¸ è Gesù il tempio¸ non c´è più niente di quello che c´era prima¸ se non la memoria storica per fare dei confronti¸ ma alla fine in Cristo ci è stato dato Dio stesso¸ lo Spirito Santo¸ non c´è più bisogno di niente. E´ cosí vero che Gesù ci ha dato tutto il necessario per essere quel che dovremmo essere¸ che il cambiamento¸ la crescita¸ sembra essere automatica. Il far germogliare della prima lettura lo fa il Dio che è venuto¸ è già qui¸ non c´è altro da aspettare. E questo far germogliare non è che lo fa lui dispensandoci dal nostro lavoro. L´automatismo serve soltanto per dire che la potenza di Dio¸ grazie allo Spirito¸ porta i suoi frutti¸ certissimamente¸ ma è la nostra accettazione del programma divino che fa produrre i frutti. Paolo lo dice chiarissimamente. Primo siate sempre lieti¸ perché Dio è venuto¸ quindi la soluzione c´è. Siate riconoscenti¸ e pregate Dio che vi renda capaci di attuare¸ con i mezzi che vi ha dato¸ la soluzione che attendete. Il compito dei cristiani nel mondo sarebbe quello di dire: noi non abbiamo ricette¸ le ricette le dobbiamo creare noi¸ ma la forza morale per creare giustizia¸ veritภpace¸ onore Dio ce l´ha data. Tutte le esortazioni che il papa dà perché ci muoviamo sono corrispondenti a questo modo di parlare del Nuovo Testamento . Non spegniamo lo Spirito. Sono convinto che lo Spirito Santo¸ una scintilla cioè dell´intelligenza divina¸ è dentro di me? Non disprezzate le profezie. Paolo parlava del suo tempo¸ non delle antiche profezie. Utilizzo la bibbia come il libro delle speranze non attuate¸ che mi fa capire cosa mi deve interessare più di tutto¸ in quali settori devo cercare di lavorare. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Quello che è accaduto in Cristo è esattamente questo: che lui ci ha dato questa capacità intellettuale di discernere il bene dal male. Scrittura¸ letteratura¸ preghiera sono le fonti per capire. Astenetevi da ogni specie di male. Tangenti¸ corruzioni¸ evasioni fiscali¸ sesso disordinato. Il Dio della pace vi santifichi interamente. Qui c´è già tutto. E tutta la vostra persona¸ spirito¸ anima e corpo¸ si conservi irreprensibile per la venuta del nostro Signore Gesù Cristo. La venuta è semplicemente il bilancio¸ e forse questa è soltanto un´immagine¸ perché il venire equivale a dire: guardate che il Signore vi guarda e vi osserva. Sarà soddisfatto il Signore di quello che noi cristiani stiamo facendo in quest´epoca? Cosa dovremmo fare¸ come dovremmo organizzarci. Il Concilio voleva un mondo di cristiani¸ soprattutto laici¸ che suggeriscono strategie¸ perché ci sia veritภgiustizia¸ onestà. Degno di fede è colui che vi chiama¸ farà tutto questo. Non lo fa nell´ultimo giorno¸ l´ha già fatto; adesso lo applica a noi in ogni giorno della vita. Celebrare l´avvento significa cercare di essere cristiani da questo momento in avanti.