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Omelia BATTESIMO DEL SIGNORE A del 12 Gennaio 2014

12 Gennaio 2013 – BATTESIMO DEL SIGNORE A- Is 42ž1-4.6-7; At 10ž34-38; Mt 3ž13-17 Tutti gli studiosi convengono nel dire che il battesimo di Gesù al Giordano è certamente un fatto storicož perché gli evangelisti lo hanno dovuto raccontare perché è accadutož ma avrebbero preferito che questo fatto non fosse accadutož perché per loro era quasi uno scandalo immaginare che Gesùž che dopo la risurrezione hanno riconosciuto essere il Figlio eterno di Dio senza peccatož si era fatto battezzare da Giovanni. Temevano che la gente non credesse nella divinità di Gesùž sentendo che si era messo in fila coi peccatori per farsi battezzare da Giovanni. Anche il fatto che quando esce dal battesimo ci sia questa visione della colomba e questa voce celestež poteva far dire che si tratta di un uomo come tanti altri; quando ha confessato i suoi peccati il Signore lo ha autorizzato a predicarež gli ha donato il suo Spiritož lo ha costituito il suo rappresentante sulla terra. Questa è quella che nel secondo secolo è stata considerata unŽeresiaž lŽeresia dellŽadozionismož Gesù è un uomo che è stato adottatož uno come noi al quale vennero concesse capacità soprannaturali. Ma già al tempo degli evangelisti non si era capito il vero significato di questo gesto di Gesù. Matteo dimostra il suo imbarazzo mettendo in bocca a Giovanni lŽaffermazione che è lui che ha bisogno di essere battezzato da Gesù. Per questo gli storici dicono che gli evangelisti lŽhanno dovuto raccontare perché era accaduto e tutti lo sapevano che Gesù si era fatto battezzare da Giovanni. Gli apostoli dunque non sono riusciti a capire qualŽera il significato di questo gesto di Gesù che si assimila ai peccatori. E in tutta lŽantichità non è stato mai capito come oggi pensano di poterlo capire i teologi contemporanei. Molti padri della chiesa per cercare di capire perché Gesù si è fatto battezzare dicevano che era perché voleva istituire il suo battesimo; ma lui non lo dicež è il battista che parla di Gesù che battezzerà con Spirito Santo e fuocož non con lŽacqua. In genere loro dicevano che è sceso nellŽacqua per santificare lŽacqua. In quei secoli i credentiž abituati comŽerano alle antiche religioni che vedevano la presenza degli dei in tutte le cosež e che vedevano continuamente gesti divini che cambiavano la realtàž miracoliž pensavano che la spiegazione di questo gesto di Gesù fosse dare allŽacqua il potere di lavare le coscienzež cosí come lavava le sporcizie del corpo. Loro cercavano di vedere la potenza di Dio che si manifesta nelle cosež trasforma la creazione. Oggi la teologia contemporanea fa delle riflessioni diverse. QualŽè la caratteristica del peccatore? Quando uno pecca che cosa fa? Al cuore del peccato cosa cŽè? CŽè lŽegoismo; uno pensa a se stesso; per salvare se stessož per potenziare se stessož per sentirsi felice contento; e se occorre strumentalizzare lŽaltrož lo fa. Perché si pecca? Perché si vuole la propria soddisfazionež la propria sicurezzaž il proprio benesserež la felicitàž il piacere; e se questo non lo si trova facilmentež si rubaž si fa violenza allŽaltro. Il peccato è la chiusura dellŽuomo nella considerazione di se stessož è lŽegoismo. E cosa produce di male il peccato? Molte volte produce dei danni fisiciž il furtož la violenzaž ma anche quando non ci sono danni fisiciž corrompež deturpa le relazioni tra le persone. Il peccatore è colui che non si mette in contatto di simpatiaž di condivisionež di amore verso gli altri; ma colui che per salvare o per beneficare se stesso danneggia lŽaltro. Quella che viene rotta è la relazione con lŽaltro. Il peccato è chiusura nella limitatezza dei propri bisogniž del proprio io. Che cosŽè invece Dio? Chi è Dio? La parola Dio significa volontàž capacitàž potenza infinita di relazioni positive. Per questo il nostro Dio non è unico soltantož ma è nello stesso tempo relazionež e per poter avere rapporto e relazione (si dice per modo di dire) fa uscire da sé un Figliož per poter essere in contatto conž in relazione až per poter essere un insieme in cui ci si scambia lŽamorež la vitaž il rispettož il potenziamento di tutto. Dio è relazione: cosí va interpretata la Trinità. Dio crea il mondo perché in se stesso è volontà di partecipare la sua bontà agli altri. LŽamore è diffusione di èž il bene è per natura sua qualcosa che si estendež che si allargaž che si donaž che arriva agli altri. Perché Gesù va con i peccatori? Perché è Dio. Perché la sua umanità è ripiena della divinitàž perché in lui cŽè il Verbo di Diož il relazionarsi divino che è costitutivo della sua persona umana. Lui è lŽuomo della relazione con tuttiž nessuno escluso. E per affermare questo comincia a mettersi insieme con i peccatori. Non per una sceneggiata esternaž ma perché il suo cuore è aperto alla comprensione e alla solidarietà con queste persone che patiscono quella chiusura in se stessi che è il peccatož e vuole cercarež con una sua presenza amorevolež che dà fiduciaž di sbloccare questa chiusura da cui nasce il peccato. Il peccatore dice: quel che conta sono io. Gesù dice: quel che conta è che tu puoi aprirti ad unŽaltra personaž quel che ti rende veramente uomož quello che ti darà la felicitàž o almeno quello che lenirà i tuoi doloriž sarà avere una compagnia nella quale ti fidiž sarà avere qualcun altro accanto a te. LŽimmagine di Dio nellŽuomo non consiste nel fatto di essere bellož intelligentež fortež ma nellŽessere capace di amarež di condividere. Sa di essere fatto per aprirsi agli altriž allŽaltro; e sa che ciò che può servire per il bene dellŽumanità è questo intreccio di relazioni. EŽ la relazione che va custoditaž anche con la persona che è più lontana da te. Questo fa Gesù quando si fa battezzare. E per questo la voce del Padre dice: Tu sei mio Figliož quello a cui voglio benež lŽAmato. Perché hai capito che tutto esiste perché cŽè lŽamore di Dio allŽiniziož perché cŽè la volontà che esista lŽaltrož e che possa esistere altrettanto bene come esisto io. Poter dare a tutti la possibilità di essere almeno come sono io: questo è lŽatto di Gesù. Dio è lŽapertura verso il tuttož Dio è il non aver paura di nessuno; noi siamo costretti ad aver pauraž dobbiamo difenderciž qualche volta dobbiamo mettere uno schermo difensivo davanti a noiž perché lŽaltrož che non ha capito cosŽè lŽamorež ci assale e ci vuol portar via quel che abbiamo. Ma è esattamente questa difficoltà di relazionarci quella che va superata. E la grande grazia che Cristo porta nel mondo è trasmettere a noi qualcosa di questa fiducia relazionale tipica di Dio. Non aver più paura dellŽaltrož questa sarebbe la salvezza dellŽumanità. E Gesù che si fa battezzare è colui che inizia tutto questo. E lo Spirito Santo che discende su di luiž e che poi si trasmette a noi nel battesimož è quello Spirito che ci aiuta a fare qualche passož almeno qualcosinaž perché i rapporti tra gli uomini non facciano più paura a nessunož perché non ci sia più il pericolo che uno debba avere paura dellŽaltrož e perché questa mutua fiducia si accresca sempre più. Il relazionarci gli uni con gli altriž non per servirmi dellŽaltro perché mi piacež ma perché lŽaltro diventi se stessož questo dedicarsi ciascuno alla crescita autonoma dellŽaltrož questo è il divinož questo è Dio. Quando Dio si fa uomo viene per comunicarci questa prospettiva.