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Omelia . del 7 agosto 2005

Omelia 7 agosto 2005 Per cercare di capire qualcosa nel Vangelo di oggi avremmo bisogno di almeno due orette di scuola di esegesi. Cerchiamo di concentrare qualcosa nel quarto d’ora che ci è concesso¸ perché è complicata la faccenda. Innanzi tutto una osservazione che forse avrete già sentito: il collegamento moltiplicazione dei pani e Gesù che cammina sulle acque è presente in tutti e quattro i Vangeli¸ quindi non soltanto in Matteo¸ Marco e Luca¸ che solitamente si assomigliano¸ ma anche in Giovanni. Cioè anche lภla sera dopo la moltiplicazione dei pani¸ Gesù manda via i discepoli con la barca¸ va da solo e poi¸ durante la notte¸ appare sulle acque. Questo significa che è molto antica questa connessione perché voi capite bene che se quattro autori differenti la mantengono sostanzialmente inalterata¸ pur inserendo delle modifiche loro¸ ma il dittico moltiplicazione dei pani – camminata sulle acque da parte di Gesù¸ questo è presente in tutti e quattro i testi. Quindi nessuno ha ritenuto necessario modificarlo¸ nessuno ha protestato. Non esiste nessuna obiezione alla quadriforme presenza. E’ raro che in Giovanni ci sia lo stesso ordine che c’è nei sinottici cioè Matteo¸ Marco e Luca. Tutto questo per dire che sono argomenti oggettivi a favore dell’antichità della tradizione che collega i due episodi. E l’antichità della tradizione¸ di norma¸ è anche segno di storicità. Quindi¸ per quelli che sono interessati al problema Ma è veramente successo ed è veramente successo più o meno cosí? Quando un testo viene riportato quattro volte da quattro autori che inseriscono cambiamenti se a loro interessa¸ e qui non li inseriscono¸ direi che¸ secondo i normali criteri con cui si studiano i testi dell’antichità o le testimonianze in qualunque processo¸ o si sono messi d’accordo in maniera satanica ma¸ attenti bene¸ non dicono tutti la stessa cosa ripetendo a memoria la stessa solfa¸ dicono tutti la stessa cosa ma con parole e caratteristiche differenti. Quindi dovrebbe essere storico quello che viene raccontato. Se quello che viene raccontato è storico¸ allora sorge il problema¸ già di domenica scorsa: cinque pani e due pesci¸ cinque mila persone senza contare le donne e i bambini. E uno dice “La miseria! E’ troppo!” Poi¸ oggi¸ sente dire che Gesù cammina sulle acque e dice: “Ma! Bisogna crederci?” Per di più concede anche a Pietro di fare alcuni passi sulle acque. Lo so che Celentano aveva Gesù Bambino che non si poteva fargli in bagno nella tinozza perché non andava dentro… Ma la scena umoristica sta a significare che l’uomo della strada dice: “Sono tutte storie¸ non si può camminare sull’acqua!” Tutto questo sconcerta lo studioso¸ perché da un lato vi è questa quadruplice¸ uniforme tradizione antichissima che è tutta a favore della storicitภe dall’altra i contenuti¸ specialmente questo del camminare sulle acque¸ lasciano un po’ perplessi perché uno si domanda: “Ma a che scopo? Per far colpo?” E qui si inserisce l’altro tipo di problemi¸ l’altro tipo di domande che è più filosofico ma semplicissimo. Cioè: se Dio veramente vuole farsi vedere dagli uomini ¸ vuol convincerli che nella persona di Gesù lui¸ Dio¸ è presente¸ in che modo è opportuno che appaia? Che figura deve assumere? Cioè¸ questo camminare sulle acque è forse necessario¸ conveniente? E’ forse il modo più intelligente con cui Dio può dire…. Come poi si constata nella conclusione: se è cosí tu sei veramente il figlio di Dio. E questa è una domanda che prescinde dal problema della storicità perché se anche fosse frutto di immaginazione tutto questo¸ sarebbe comunque testimonianza che gli autori di questi Vangeli¸ per immaginare qualcosa che convincesse che lí veramente c’era Dio¸ hanno pensato a questa scena: uno che cammina sulle acque. Allora la domanda che noi adesso ci poniamo è: andrebbe ancora bene anche per noi oggi questa specie di … Cioè¸ se Dio oggi volesse farci capire di essere vicino a noi il giorno di ferragosto¸ quando fanno la processione a Po¸ camminerebbe sulle acque? E noi resteremmo religiosamente meravigliati al punto d dire: “O Signore¸ ti adoro!” E’ questo il modo con cui noi pensiamo? Perché come sempre c’è differenza tra noi e gli antichi. Mi pare che questo sia il vero problema che nasce da questo testo. A prescindere dalla questione Pietro¸ che solo Matteo inserisce¸ perché la faccenda di Pietro che cammina sulle acque c’è soltanto in Matteo¸ perché Matteo è preoccupato della persona di Pietro e aggiunge spesso episodi che riguardano Pietro. Ma secondo me non è questo l’aspetto più importante. L’aspetto più importante è: perché Gesù ha camminato sulle acque¸ o ha dato l’impressione di saper camminare sulle acque¸ che è poi la stessa cosa. Perché vedendo uno che cammina sulle acque e scoprendo che non è un fantasma ma che è vero¸ loro capiscono e dicono “Allora è Dio”. E’ questa la strada perché attraverso la quale Dio può convincerci della sua benevola presenza in mezzo a noi? Lo era in antico? lo è ancora anche oggi? Voi¸ cosa vi piacerebbe che succedesse per poter avere la certezza. “Oh¸ Signore ti ringrazio perché ti sei fatto vedere per quello che sei.” Cosa vi aspettereste? Uno che cammina sulle acque? Uno che vola? Non so¸ domando. La luce? Ecco¸ questa secondo me è la domanda inquietante che il Vangelo suggerisce. C’è un vecchio clichè interpretativo di questi testi: Dio deve apparire agli uomini perché hanno bisogno loro di questo. Deve apparire sotto due modalità tra loro contrastanti ma che si completano¸ cioè l’indulgenza misericordiosa¸ la tenera bontà ela tremenda maestà. Ecco perché Gesù la sera prima moltiplica i pani¸ ed è la tenera bontà. E non mette in mostra affatto il miracolo perché lui sta in disparte: benedice¸ i discepoli distribuiscono…. Uno non si accorge neanche che c’è un prodigio. E’ la tenera bontà nascosta¸ perché Dio è amabile¸ dolce. Vi ricordate alcune settimane fa “Venite a me voi tutti¸ il mio giogo è leggero…” Però¸ nello stesso tempo¸ perché Dio appaia come Dio¸ occorre che questo venga completato dalla tremenda maestà. E allora ecco la notte¸ la paura¸ lui sulle acque… che¸ però¸ immediatamente si scioglie perché entra nella barca e tutto ritorna in pace. La tremenda maestà che si fa tenera bontà. Secondo studiosi del fenomeno religioso – io le cose le dico con le mie parole¸ ma la sostanza è questa – questa è la caratteristica della esperienza religiosa. Cioè l’uomo religioso è colui il quale percepisce che il creatore dell’universo che¸ di per sé¸ è la tremenda maestภquello che ha creato tutte le galassie¸ che si fa tenera bontà nei miei confronti. Il Vangelo¸ che non conosceva la dimensione delle galassie¸ si è limitato a questa modesta manifestazione di tremenda maesta: cammina sulle acque dopo una notte di tempesta e produce immediatamente la calma. E’ la tremeda maestà che si fa tenera bontà. Questo è il volto di Dio¸ il volto di cui ogni uomo ha bisogno per poter credere¸ per poter essere la persona religiosa. Perché la tremenda maestà indica che l’onnipotenza senza limiti si mette al servizio dei bisogni dell’uomo. E mi pare che sia un’interpretazione interessante della cosa. Ecco perché allora anche nel vangelo i due episodi sono stati subito incollati l’uno all’altro. Colui che ci nutre perché è preoccupato della nostra debolezza¸ della strada che abbiamo fatto per venirlo ad ascoltare è l’onnipotente che potrebbe camminare sulle acque¸ lui che potrebbe travolgerci con la sua diversitภcon la sua superiorità inarrivabile¸ potrebbe farci morire di paura¸ invece ci toglie ogni paura¸ ci conforta e ci consola. Questo è l’artefice del mondo¸ questo è quell’assoluto che si chiama Dio¸ che diventa nostro padre e fratello. Le religioni¸ quando arrivano a mettere a fuoco questa coincidenza dei due aspetti sono le religioni di cui l’uomo ha bisogno. E’ molto interessante il fatto che nella prima lettura questo viene anticipato con un altro celeberrimo testo¸ quello di Elia¸ che è stato studiato. Già nell’antichità si facevano questi ragionamenti. Scusate la parentesi: più profondi di quelli che ci sono nella parte gialla del fogliettino che riproduce pure un’antica chiave interpretativa dell’episodio. Non è nuova ma io la giudico un pochino superficiale¸ quella che la barca è il simbolo della chiesa per cui sulla barca c’è Gesù Cristo che dà pace¸ fuori dalla barca¸ nel mondo¸ c’è il caos e la tempesta. E’ un altro tentativo di dare spiegazioni all’insieme. Lo leggete qui¸ modernizzato. E’ quello della barca di Pietro. La chiesa con la barca. Ma¸ dicevo¸ la prima lettura è invece interessantissima perché al Sinai¸ vi ricordate¸ la montagna tremava tutta e fumava e Mosè aveva il roveto che brucia senza consumarsi. Continua a bruciare¸ il fuoco perenne. Quando Elia va sullo stesso monte ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce¸ ma il Signore non era nel vento. Quindi¸ paradossalemnte¸ il Libro dei Re¸ quando parla di Elia¸ la tremenda maestà la cancella¸ la elimina. Dopo il vento ci fu un terremoto¸ il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco¸ il Signore non era nel fuoco. Non c’è bisogno della tremenda maestà. Dopo il fuoco ci fu… In ebarico ci sono delle parole che di per sé non avrebbero neanche senso perché sarebbero Il silenzio di una voce. Le traduzioni¸ ognuna già in antico¸ hanno inventato. Qualcuno dice che è una genialissima trovata linguistica¸ qualche altro dice semplicemente che siamo noi che non capiamo. La traduzione C.E.I. è bella ma è molto approssimativa Mormorio di un vento leggero. In realtà le parole ebraiche mettono insieme una specie di Voce silenziosa¸ e lí c’è Dio. E’ curioso perché questo testo dell’A.T. mette da parte il tremendo¸ il maestoso e dice soltanto che Dio è nella lieve presenza¸ delicata¸ umile¸ quella che io prima dicevo la tenera bontภla discrezione. Sono testi di grandissimo interesse questi. Sono testi su cui appunto i mistici hanno continuamente riflettuto su questo tipo di testo. Come lo devo pensare io Dio? Come lo devo immaginare? Come l’hanno immaginato Dio i nostri padri nella fede? Bisogna tener conto che Elia era stata una persona violenta. Secondo il testo aveva ammazzato 800 profeti¸ uno dietro l’altro¸ prefeti di Baal¸ massacrati. E qui¸ invece¸ Dio non è nella forza¸ Dio non è nella violenza¸ è la conversione di Elia. Dal tremendo al doce. Ecco¸ secondo me questi sono testi che¸ anche in maniera laica come in fondo ho fatto io in questa predica¸ sono di una suggestione che è incomparabile. Chi è il vero Gesù? Quello della moltiplicazione dei pani o quello che spaventa? Tutte e due la cose insieme? Cosa deve essere Dio per me? Bontà e/o insieme tremenda maestà?